Pip: Benvenuti all’estate comasco-scolastica, dove i piani arrivano a settembre e le biciclette sono il nuovo nemico pubblico — tutto firmato NOVA COMO.
Mara: Esatto. Oggi seguiamo due fronti: lo sgombero dell’ultimo weekend d’agosto che lascia duecento bambini senza sapere dove andranno a scuola, e un confronto con Grado che si è rivelato un clamoroso autogol.
Pip: Partiamo dallo sgombero.
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Sgombero e caos scolastico
Mara: A pochi giorni dal suono della prima campanella, le famiglie della Corridoni non sapevano ancora in quale edificio avrebbero accompagnato i figli. Il post lo dice chiaramente: “a deciderlo, ancora una volta, non è un piano educativo ma l’ostinazione di un sindaco.”
Pip: Un verbale di sopralluogo dell’ottobre 2025 certificava scale d’emergenza assenti, bagni fuori uso, impianto elettrico da rifare. Quegli stessi spazi, dopo un sabato di sgombero, vengono dichiarati pronti. Il trasloco come ristrutturazione: una novità nel settore.
Mara: Il punto concreto è che duecento bambini, con la campanella fissata al 14 settembre, restano nel limbo. Famiglie costrette a riorganizzare lavoro, orari e accompagnamenti all’ultimo minuto, senza un piano preciso alle spalle.
Pip: E nel frattempo si parla di biciclette — e di una città che Rapinese ha citato a propria difesa, ottenendo l’effetto opposto.
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Bici e confronto con Grado
Mara: Il tema è questo: Rapinese cita Grado per giustificare il divieto alle biciclette nel centro storico di Como. Il problema è la scelta della città.
Pip: Già. Grado si presenta come “il paradiso del ciclista”: piste ciclabili che collegano centro, laguna e territorio, punto d’arrivo della Ciclovia Alpe Adria da Salisburgo, e Bandiera Gialla FIAB con cinque BikeSmile — assegnata per il nono anno consecutivo al Velo-city 2026 di Rimini.
Mara: Quindi la città scelta a modello è esattamente una città modello per la mobilità ciclabile. E c’è un’altra differenza sostanziale: a Grado le limitazioni alle bici sono stagionali e puntuali, non un divieto permanente e generalizzato.
Pip: Il post lo sintetizza bene: “tra tutte le città possibili, Rapinese ha scelto proprio una città modello per la mobilità ciclabile. Difficile immaginare un paragone più paradossale.”
Mara: La critica non è alla limitazione in sé — è alla logica. Una cosa è regolare la circolazione dentro una città che investe su piste e cicloturismo. Altra cosa è vietare senza costruire nulla intorno.
Pip: E la risposta pratica è già in calendario: biciclettata di protesta sabato 12 settembre, ritrovo in Piazza Perretta, arrivo davanti al Comune.
Mara: Il messaggio finale è diretto: se Como vuole assomigliare a Grado o alle città europee citate, non basta copiarne i divieti — bisogna copiarne anche gli investimenti e la visione.
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Pip: Scuole improvvisate e paragoni che si rivoltano contro: Como sta vivendo un’estate di decisioni prese senza piano.
Mara: La prossima puntata dirà se qualcosa è cambiato dopo la campanella. Per ora, le domande restano aperte.

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